Chi era Umberto?

23.08.2023

Umberto era un assistente-capo della polizia penitenziaria. Per questo motivo era abituato ogni giorno a frequentare quelle carceri dove incontrava gente di svariato genere. Nonostante l'ambiente in cui viveva era molto duro e rude, lui amava la sua divisa, amava il suo lavoro. Aveva stretto ottime relazioni con i colleghi (almeno con alcuni di essi), i quali lo ricordano ancora oggi con affetto vista la sua disponibilità e la sua prontezza nell'aiutare chiunque. Umberto era molto fiero della sua divisa, aveva svolto 32 anni di servizio sempre con orgogliosa dedizione. Purtroppo non tutti i colleghi e non tutti i superiori gerarchici incontrati durante l'espletamento dell'attività lavorativa gli hanno dimostrato amicizia e rispetto. 

Leggendo le sue lettere, si percepisce la sofferenza a seguito dei numerosi sfottò delle critiche mossegli e degli ingiusti procedimenti disciplinari a cui era stato sottoposto. I rimproveri assai frequenti circa il suo stato fisico lo avvilivano sempre di più e lo facevano sentire poco all'altezza del lavoro assegnatogli. Qualche amico che raccoglieva le sue doglianze gli dava conforto e lo spronava a trovare la serenità. Ma questo non è bastato di fronte a ulteriori episodi che l'hanno devastato. Un maledettissimo febbraio, qualche giorno prima del suo compleanno, Umberto ha deciso di recarsi all'istituto penitenziario di prelevare la pistola che non aveva toccato per moltissimi anni, fermarsi nel parcheggio per qualche ora nella sua macchina e infine compiere il gesto estremo pensando di porre definitivamente fine alle sue sofferenze. Le sue sofferenze però sono uscite da quella macchina e hanno colpito tutte le persone che lo amavano davvero, la mamma e il padre non si danno pace per quel gesto scellerato. I veri amici e colleghi che lo sostenevano, ancora oggi non credono a quella che è la realtà, cioè che Umberto non esiste più. Umberto non esiste più forse per leggerezza, forse per trascuratezza e nella mente di qualcuno c'è sempre l'idea che questa tragedia poteva essere evitata. Non si sa di preciso come, ma magari con un ascolto in più, con uno sfottò in meno e con maggiore attenzione di chi doveva vigilare e non lo ha fatto. Oggi partiamo dall'amara realtà che Umberto non potrà mai più tornare in vita, ma il pensiero di Umberto, la sua voglia di combattere e di aiutare deve andare al di là del gesto che ha compiuto. 

Ragion per cui si è creata questa associazione che deve dare una mano a chi come lui era in difficoltà. Una pistola non può cancellare tante vite.

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